Perché il Quoziente Umano
- Paolo Conca
- 29 lug
- Tempo di lettura: 4 min
Stiamo vivendo un momento molto importante per la nostra società, con notevoli trasformazioni economiche e sociali che coinvolgono tutti i Paesi del mondo.
Il passaggio attuale preannuncia l’ingresso di una nuova Era, un nuovo modo di vivere, di lavorare, che impatterà notevolmente sulle nostre abitudini, acquisite in questi ultimi decenni.
Si parla di VUCA per definire il cambiamento in atto, l’acronimo “rubato” dal mondo militare sintetizza Volatility, Uncertainty, Complexity and Ambiguity, traducibili in italiano con Volatilità, Incertezza, Complessità e Ambiguità.
Il sistema lavoro, in Italia come nel resto del mondo, è molto complesso con numerose e diverse situazioni tra loro, mercati con molteplici fattori umani, settori industriali con la presenza di gruppi di dimensioni a volte imparagonabili tra loro per grandezza a fatturato.
I veloci cambiamenti influenzano costantemente processi, metodi, strumenti, relazioni sociali, risultati, inoltre la velocissima trasformazione digitale con l’utilizzo dei IA, Smart Working, Big Data, robotica, ha ulteriormente accelerato il cambiamento.
Ci stanno richiedendo un rapido modo di adattare o di modificare il nostro modo di pensare, una nuova “forma mentis” che deve adattarsi al nuovo panorama economico sociale.
La trasformazione è inevitabile ma sappiamo che il cambiamento è l’unica condizione reale in natura, non possiamo opporci, possiamo solo adattarci ai processi evolutivi che il Tempo impone all’Uomo.
Il cambiamento, che ci piaccia o meno, è insito nella vita stessa.
Al di là delle proprie risorse economiche e culturali di ognuno, come vivere e partecipare al cambiamento sarà una scelta personale, la complessità sarà una variabile costante.

Gli interrogativi del futuro
La trasformazione tecnologica e digitale, come impatterà sull’Etica del lavoro?
Come posso stare al passo nel mercato del lavoro con lo scenario attuale?
Quali saranno le nuove capacità individuali richieste?
Cosa dovranno fare le persone per sostenere i diversi cambiamenti in atto?
Che ruolo sta assumendo l’Uomo in tutto questo?
Come si evolverà il mondo professionale per chi non è all’interno di grandi aziende o di Gruppi Internazionali, per i liberi professionisti, per gli artigiani o per le famigerate partite Iva e per le fasce d’età delicate degli over 55?
Come agiranno i giovani manager, gli imprenditori di domani, con quali valori, con quali comportamenti affronteranno il futuro fortemente condizionato dalla tecnologia?
Crescita e sostenibilità, rapporti umani, finanza etica, tecnologia, ambiente cosa e come possiamo interagire e cosa possiamo fare?

Come reagire al cambiamento in atto?
In questi anni abbiamo utilizzato il termine Capitale Umano, una definizione corretta, utile, necessaria nel linguaggio economico e organizzativo, perché riconosce il valore delle persone all’interno dei sistemi produttivi e sociali. Tuttavia, con il tempo, ho iniziato a percepire che qualcosa restava fuori da questa definizione, come se mancasse un elemento fondamentale che non riguarda soltanto ciò che una persona sa fare, ma soprattutto come quella persona è in grado di stare dentro la complessità della vita.
Ed è proprio da questa riflessione che nasce ciò che chiamo Quoziente Umano.
Nonostante il maggior numero di competenze richieste, rimane centrale il ruolo della persona come Umano, la capacità individuale di aver consapevolezza di sé per trasferire al meglio il proprio conoscere garantendo e sviluppando una buona relazione con gli altri.
Perché non basta avere competenze, conoscere strumenti, essere formati secondo modelli sempre più aggiornati, se poi manca la capacità di utilizzare tutto questo nella realtà quotidiana con consapevolezza, equilibrio e presenza.
Competenze, relazioni sociali, consapevolezza di sé e degli altri non potranno “vivere” separatamente dentro di noi, dovranno invece formare un comportamento univoco etico e responsabile portato ad ottenere un risultato pratico e tendenzialmente positivo.
Servono nuovi comportamenti, serve un nuovo Vocabolario valoriale, serve un atteggiamento responsabile evitando possibilmente la cultura degli alibi che si sviluppa in qualsiasi individuo nei momenti di evoluzione.
E in questi passaggi non è mai la sola competenza tecnica a fare la differenza, ma qualcosa di più profondo, qualcosa che riguarda il modo in cui la persona reagisce, interpreta e si relaziona con ciò che sta accadendo.
Nel mio lavoro di coaching cognitivo comportamentale incontro spesso persone che si trovano proprio in questa condizione di passaggio.
Professionisti che dopo anni devono reinventarsi, giovani che entrano nel mondo del lavoro e si scontrano con una realtà diversa da quella immaginata, oppure persone che attraversano momenti di cambiamento personale e sentono il bisogno di ritrovare un centro, una direzione. La società ci spinge costantemente verso l’esterno, verso il risultato, verso la prestazione, verso il confronto continuo con ciò che viene mostrato e misurato.
Le persone non sono prive di risorse, spesso le possiedono già ma non riescono a riconoscerle, o non riescono ad utilizzarle nel modo e nel momento giusto, manca un collegamento tra ciò che si è e ciò che si fa.
Siamo abituati meno a guardare “dentro”, a osservare il nostro modo di reagire, le nostre emozioni, il nostro carattere, le nostre fragilità e le nostre qualità ma è proprio lì che si gioca una parte fondamentale della nostra vita.
La consapevolezza non è un concetto astratto, è una pratica quotidiana ed è la capacità di riconoscersi mentre si vive.
Il Quoziente Umano rappresenta la qualità della nostra presenza nella vita. Non elimina le difficoltà, non semplifica il cambiamento, non rende tutto più facile, ma permette di attraversare ciò che accade con un livello diverso di consapevolezza, evitando di disperdere energia e riducendo quella sensazione di disorientamento che spesso accompagna i momenti di trasformazione.

Mi piace pensare che il Quoziente Umano sia proprio questo.
La capacità dell’Uomo di restare presente a sé stesso mentre tutto intorno cambia, di non perdere il contatto con la propria identità mentre il mondo accelera, di continuare a scegliere in modo consapevole anche quando le condizioni esterne sembrano spingere in direzioni opposte.
Quanto siamo davvero presenti nella nostra vita?
Per una consulenza privata, inviare un’e-mail a paoloconca60@gmail.com


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